Un incontro speciale

1 02 2009

di Giuseppe Riggio SJ

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Il Foro Sociale Mondiale di Belém era stato annunciato come quello in cui la partecipazione delle popolazioni indigene sarebbe stata la più alta rispetto alle edizioni precedenti. Ed in effetti le previsioni sono state confermate e la loro presenza è ben visibile nel territorio del Foro, in modo particolare nell’Università Federale Rurale dell’Amazzonia (UFRA) dove si trova il campo del CIMI (Consiglio Indigenista Missionario) che ospita circa 2.000 persone di diverse popolazioni indigene. Il Foro si è perciò tradotto in un’occasione speciale di incontro e scambio per persone appartenenti a diverse popolazioni indigene.

In questo contesto vanno sicuramente ricordati i due incontri che hanno avuto luogo in questi giorni tra la delegazione di SAPI (South Asian Peoples’ Initiative), composta da 29 membri appartenenti a popolazioni indigene indiane (Tribali, Dalit e Adivasi), e le popolazioni indigene dell’Amazzonia. Questo contatto, reso possibile grazie all’aiuto e coinvolgimento dei membri dell’Equipe itinerante, ha costituito qualcosa di veramente significativo per entrambe le parti, che, al di là delle distanze geografiche e delle differenze culturali, hanno scoperto di avere molto in comune dato che devono condividere le medesime difficoltà e confrontarsi con le stesse sfide. Il tema della terra, del rispetto dell’ambiente, dello sviluppo sostenibile si sono rivelati comuni, così come comuni sono le risposte proposte e le vie suggerite.

Parlando con alcuni membri della delegazione SAPI ho potuto cogliere quanto importante sia stato per loro questo incontro. La calorosa accoglienza, il cibo offerto in segno di profonda amicizia, l’essere chiamati parentes (membri della famiglia in portoghese), i doni ricevuti, le danze tradizionali ballate in loro onore … sono state per loro attestazioni significative della comunanza di origini tra i popoli indigeni che supera tutte le barriere. In questo senso è stato davvero toccante vedere le donne indiane e quelle amazzoniche dialogare silenziosamente con gesti e sguardi.

Questo incontro tra gli indiani del gruppo SAPI e gli indigeni dell’Amazzonia non è stato certo pubblicizzato come quello dei cinque Presidente dell’America Latina, ma di certo nella vita di chi l’ha vissuto ha segnato un qualcosa di importante: una nuova consapevolezza della propria identità e dei confini del proprio mondo.





La Giornata Ignaziana

1 02 2009

di Giuseppe Riggio SJ

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Circa centoventi gesuiti, amici e collaboratori della Compagnia di Gesù si sono ritrovati insieme lo scorso venerdì 30 gennaio per partecipare alla Giornata Ignaziana, organizzata dai gesuiti della Regione dell’Amazzonia, dalla CPAL e dal Segretariato per la Giustizia Sociale a Belém do Pará in concomitanza con il Foro Sociale Mondiale.

La provenienza dei partecipanti è stata quanto mai ampia dato che erano rappresentati quasi trenta paesi e quattro continenti. Per rendere immediatamente percepibile questa grande varietà, sono stata collocate delle bandierine per ciascun Paese rappresentato in un grande mappamondo, realizzato con fagioli e altri semi tipici dell’Amazzonia. La collocazione delle bandiere ha dato l’opportunità ai partecipanti di presentarsi e presentare l’opera in cui sono impegnati. Si è avuta così una condivisione veramente interessante della molteplicità di apostolati e realtà in cui i gesuiti e i loro collaboratori operano andando dal Brasile al Giappone, dal Sudan all’India. Questo originale e suggestivo mappamondo ha accompagnato i lavori per tutta la giornata divenendo così un costante richiamo alla universalità della missione della Compagnia e al suo concreto attuarsi in determinate realtà.

La prima parte della Giornata, dopo la preghiera iniziale basata su alcuni testi tratti dagli Esercizi spirituali di S. Ignazio, è stata caratterizzata dalla presentazione fatta dal Superiore regionale della BAM, P. Roberto Jaramillo SJ, dell’Amazzonia e della presenza dei gesuiti in questa area, presentazione che ha riscosso molto interesse e apprezzamento. In seguito, i partecipanti hanno iniziato a lavorare in gruppo su alcune piste proposte da parte degli organizzatori. Tra i temi affrontati vi sono stati: la missione della Compagnia e la riconciliazione con la creazione così come trattata nella recente Congregazione Generale (decreto 3, nn. 31-36); l’Amazzonia e la possibile risposta dei

Roberto Jaramillo SJ

Roberto Jaramillo SJ

gesuiti a livello locale, di CPAL e di Compagnia universale di fronte ai bisogni di questa realtà. Su questi temi i partecipanti alla Giornata Ignaziana avevano avuto modo già di confrontarsi in parte durante il Pre-Foro Fé’namazônia e molte delle idee e proposte che erano state formulate in quella sede sono state riprese e approfondite. L’insieme delle indicazioni ricevute va nella linea di promuovere un modello di sviluppo che parta dalla fede e dai valori in cui crediamo nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Per far questo si ritiene importante sviluppare ancora di più la capacità di lavorare in rete ed essere presenti e partecipi nella sfera del dibattito e decisione pubblica. A conclusione dei lavori i partecipanti hanno discusso il testo di un messaggio da inviare nei prossimi giorni a tutta la Compagnia per condividere i risultati e le indicazioni che sono emersi dalla riflessione fatta.

Un’ultima cosa importante da sottolineare è il clima di amicizia e unità che si è creato tra i partecipanti che ha reso più profondo il confronto e lo scambio sia nei momenti formali che in quelli informali.





The Pre-Forum has started!

25 01 2009
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We are on time and we are on track. The official ceremony to start the Pre-Forum Fé’namazônia full of life and colour took place on Saturday, 24 January. Two people who were there, Ghislain Tshikendwa Matadi SJ from Africa and Sergio S. Sala SJ from Europe (who lives in Brazil), tell us of the joy and festivity of the initial ceremony.

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French

En marge du Forum Social Mondial qui aura lieu à Belem au Brésil (27 janvier -1er février 2009), la famille ignatienne a prévu de se rencontrer du 24 au 27 janvier 2009. C’est donc dans l’après-midi du samedi 24 janvier que le pré-forum a commencé dans l’enceinte du Grand Séminaire Pie X. Le thème général en était : « Foi religieuse et défense de la vie ». L’assistance d’Afrique et Madagascar y a été représentée par une délégation de sept personnes.

J’ai aimé la joie et la fraternité qui ont caractérisé l’ouverture du pré-forum. Tout s’est passé dans la simplicité, la concorde et la joie. Je revois encore le sourire des participants venus du monde entier : Asie, Europe, Amérique, Afrique, océanie. Ce fut le temps des retrouvailles pour les uns et de nouvelles connaissances pour les autres. On pouvait voir les gens prendre les photos et se saluer fraternellement.

Un petit orchestre a agrémenté la soirée. Les participants ont spontanément envahi la piste, montrant ainsi que la diversité est une richesse à exploiter pour construire un monde où règnent la justice et la paix.   Le mot d’ordre que la délégation africaine a choisi est éloquent : « Un leadership fort pour nourrir les nouvelles espérances en vue de la paix et de l’unité ».

Oui ! J’ai retrouvé la joie et la spontanéité africaines! Que de ce genre de rencontres naisse réellement un monde de justice et de paix ! Un autre monde est possible ! A nous tous d’y travailler, dans l’unité et la concorde.

(Ghislain Matadi SJ, Coordinateur de l’Apostolat Social d’Afrique et Madagascar)

Italian

125 partecipanti al Pre-Forum provengono da 30 paesi d’ogni parte del mondo. Costituiscono una comunità  variopinta e molto eterogenea ma unita da un pensiero comune: un altro mondo è possibile.

Oggi c´e stato il primo momento d’incontro e conoscenza. Le presentazioni per zone geografiche, pur brevi e preparate in pochi minuti, sono state indicative del clima che si respira nel proprio luogo d’origine. I delegati africani vogliono unità  e pace; gli europei sperano che il vecchio continente sia più accogliente e integrato; gli indiani chiedono terra e vita per ogni popolo e razza; i latino-americani sollevano il problema dell’acqua, simbolo di vita che unifica tutti i paesi; i brasiliani, ospiti dell’evento, sottolineano le disuguaglianze ancora presenti in questo pur ricchissimo paese.

Una nota d’attenzione va data ai numerosi indiani, presentatisi con l’uniforme del SAPI (Iniziative dei Popoli Sud Asiatici), gruppo di cui abbiamo già  fatto accenno e di cui scriveremo meglio nei prossimi giorni.

Tutti i partecipanti sono invitati a ragionare insieme sul trinomio fede-religione-difesa della vita, a creare legami tra le varie associazioni presenti, a partecipare al FSM preparando assieme i tre eventi organizzati dalla famiglia inaziana per il 29 gennaio.

L’arcivescovo di Belem ha voluto essere presente alla serata inaugurale, spendendo parole d’apprezzamento per l’opera dei gesuiti in Amazonia e di incoraggiamento a tutti i partecipanti. Infine ha  impartito la benedizione sull’inizio dei lavori del Pre-Forum. (Sergio S. Sala SJ, Brazil)

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pictures by Anselmo Dias SJ





Creation and the Exodus: two complementary traditions

23 01 2009
by Fernando Franco
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It was a good idea to reach Belem a day and a half earlier. One has more free time and the physical clock gets more time to adjust itself and a busy Jesuit gets the leisure to roam this beautiful vast city of two million people. A group of us decided to attend the morning lectures at the ‘World Forum on Theology and Liberation’, a gathering of ‘progressive’ theologians as they like to call themselves. The Forum meets just before the World Social Forum begins, and this year has attracted more than 900 participants from all over the world.

A theology professor from South Africa presented an insightful and provocative presentation on the ethical implications of sustainability with three examples. The first referred to the unfortunate fact that in many slums of South Africa buckets are used to collect night soil, a euphemism used also quite often in India to describe human waste. Human dignity, he said made it peremptory to stop this practice and provide all human beings with decent sanitation. The second example dwelt with a recent official survey on the water quality of drinking-water reservoirs in South Africa. The conclusions were devastating: the level of the water toxicity was very high. Mining and residual waters were contaminating the reservoirs. The third example talked about the cholera outbreak in Zimbabwe, and the danger that the flood of immigrants into South Africa would become a vehicle of transmission of the terrible disease.

In all the three examples, water was the key element but the role it played was quite different. Poor people need more water to have proper sanitation and some greens may not see it as a problem of ecology. Developing the mining industry had polluted the water and hence ‘development’ was against taking care of the earth. Lack of clean water in a neighbouring country was raising an issue of health in South Africa. The issue of water raises apparently contradictory claims.

The South African professor passionately defended a vision that took a balanced view between those who defend anti-poverty programmes and those who talk of creation per se. We need to integrate these two approaches: the need to give justice and dignity to people and to take care of the earth (water). Both ‘justice to the poor’ and justice to the earth were two complementary sides of one whole. We Christian need to read together the account of creation in Genesis and the account of the people’s liberation in Exodus.

This is going to be a forceful debate at this pre-Forum because it is a debate that is considerably weakening the forces of those who are committed to fight for both.