Le conclusioni del Pre-Forum

30 01 2009

di Sergio Sala SJ

Il 27 gennaio si è concluso il Pre-Forum della famiglia ignaziana con la presentazione delle proposte elaborate dai gruppi tematici da portare al Forum e in seguito ai propri luoghi d´origine. La presentazione è stata seguito da un dibattito molto interessante e partecipato, che ha arricchito di ulteriori intuizioni e proposte il lavoro già molto buono fatto nei gruppi.

Presentazione delle proposte

Presentazione delle proposte

Infatti, i sei gruppi di discussione tematica (pace e riconciliazione, diritti umani, impegno politico, fede e futuro delle culture amazzoniche, problemi ambientali, religioni-chiese-movimenti) hanno elaborato varie idee. Tutti rilevano l´importanza del lavoro in rete, ma dato che ormai le reti non mancano, si tratta di razionalizzare il lavoro per non creare doppioni e riuscire ad informare il maggiore numero possibile di persone. Per fare questo servono persone competenti nel campo dell’informazione in modo che non rimanga nascosto tra le pagine di internet o in pubblicazioni non lette. Riteniamo importante far circolare soprattutto le esperienze di successo e le iniziative riuscite in modo che possano essere di modello in altre parti del mondo.

Avvertiamo il bisogno di farci sentire a livello di politiche pubbliche: molti problemi si possono migliorare con leggi e delibere appropriate. Ma per farle approvare chiedere non è sufficiente, servono gruppi di pressioni civile e sociale, servono esperti di diritto che li aiutino a proporre normative di qualità. Nell’immediato chiediamo di fermare la deforestazione dell’Amazzonia, proseguendo l’esperienza del pacchetto di misure a tutto campo (repressive, tecnologiche, fiscali…) che ha iniziato a dare buoni risultati, e di fermare anche il passaggio dei rifiuti dai paesi ricchi a quelli poveri. Allo stesso tempo siamo ben coscienti che non possiamo pretendere decisioni ad alti livelli se nel nostro quotidiano non cambiamo lo stile di vita: come possiamo chiedere la gestione intelligente dei rifiuti se non organizziamo la nostra raccolta differenziata? Come possiamo pretendere che non si taglino gli alberi se il nostro stile di vita troppo alto rende necessario lo sfruttamento ambientale?

La formazione va modificata in difesa dell’ambiente, dai più piccoli ai più grandi e in ogni parte del mondo.

Un momento del dibattito

Un momento del dibattito

Anche la formazione dei religiosi e dei seminaristi deve essere reimpostata in tal senso. Va aumentata la collaborazione e interazione tra le università e la ricca tradizione indigena. In fondo  si sogna la creazione di una nuova università di studi amazzonici, con persone specializzate in ogni settore: qui si formeranno esperti di bio-economia, bio-chimica, bio-agricoltura e di tutte le altre specialità legate alla tutela dell’ambiente. Queste nuove forme di sapere devono però superare un certo elitismo culturale: chi riflette sui temi ha bisogno di dati che provengono dalla base e chi lavora nel campo ha bisogno della riflessione di chi fa ricerca in modo da aprire i propri orizzonti. In questa prospettiva va potenziato il lavoro dell’equipe itinerante, con un nuovo approccio che parta dalle necessità degli indigeni, con un occhio di riguardo a donne e giovani.

Come chiesa riteniamo necessario coltivare una spiritualità legata alla terra, all’acqua, all’ambiente, che illumini il nostro lavoro e la nostra riflessione. Bisogna inoltre iniziare a parlare di pastorale ambientale, da non considerarsi un catechismo a parte, ma una pastorale integrata con quelle già esistenti. Intrigante l’idea di proporre all’organizzazione generale del FSM la promozione di un Forum tematico su religione-giustizia-trasformazione sociale, a cui partecipino esponenti di ogni religione e credo: la pace nel mondo non può prescindere dal dialogo interreligioso.

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