Interview with Frank Turner SJ

2 02 2009
Frank Turner SJ

Frank Turner SJ

Philippa Hitchen from Radio Vatican interviewed Frank Turner SJ from the Jesuit European Office (OCIPE Brussels) at the WSF last Friday. Click on this link below to go to the Radio Vatican website and listen to the 15-minute telephone interview about the Pre-Forum and the Jesuit participation in the World Social Forum:

www.radiovaticana.org





My experience at the Pre-Forum

1 02 2009

By Karen Monteiro, Regional Advocacy and Policy Officer, Jesuit Refugee Service Eastern Africa region

When I was first invited to attend the Pre-Forum and World Social Forum in Brazil, I knew very little about the event and how it would benefit my work in advocacy in the Jesuit Refugee Services (JRS) Eastern Africa region. The theme for the Pre-Forum has been about indigenous peoples in the Amazon region. My work involves working for refugees and forcibly displaced persons. Could my experiences of working in human rights and with refugees add anything to these encounters? The answer is a plain and simple YES.

Karen (on the left) during the March of the WSF

Karen (on the left) during the March of the WSF

The Pre-Forum provided a great opportunity for networking with like-minded persons from various organizations and also with Jesuit Institutions I never knew existed, but which have the potential of being a powerful advocacy network, which can add value to my work in advocacy. I have learnt that the problems faced by the indigenous peoples of the Amazon region are not unique to them or to indigenous persons in other parts of the world. They are problems experienced also by refugees and displaced persons that I work with in my region. I was surprised by the fact that not many people were aware of the work undertaken by JRS. I therefore felt that the JRS-East African representation to the Pre-Forum has ensured that a wider audience, both within the various institutions of the Society of Jesus and external to it, will become aware of the work undertaken by JRS.

There was a great opportunity for sharing best practices and lessons learnt. During one of the coffee breaks, I was introduced to a Brasilian lady working with indigenous people along the Brasilian border. She described the hardships faced by the indigenous people that make them resort to negative coping mechanisms, such as drugs, alcohol and even suicide. I discussed the psychosocial work undertaken by JRS in Kakuma Refugee Camp, Kenya for refugees who were thirsty for more than just water, medicines, food and shelter. Refugees are trained to become counselors and they then provide counseling services to other refugees as well as training in counseling to ensure the sustainability of the programme. I promised to send the counseling training manuals and they can be translated into Portuguese as well as indigenous languages.

I personally feel that this event has helped to strengthen my faith and also my commitment to the work I am doing. The Ignatian Day and reflection on GC35 ‘Reconciliation with Creation´ has stirred up great interest within me to learn more about environmental issues and how they link with human rights. This is especially important when working with refugees and seeing the environmental degradation caused by refugee camps. We need to be involved in the research that is already being carried out on refugees and the environment.

I believe that this meeting would only be a disappointment if we leave Brasil and do not carry out or follow through on the great ideas that have come about from the meeting. I am very eager to enlist the contacts I have made for advocacy purposes which benefit my region. I am eager to ensure that people learn more about the work of JRS. I am also very eager to ensure that I maintain the good friends – from all corners of the world, of all languages and ages – that I have made in this beautiful region of the world.





Le conclusioni del Pre-Forum

30 01 2009

di Sergio Sala SJ

Il 27 gennaio si è concluso il Pre-Forum della famiglia ignaziana con la presentazione delle proposte elaborate dai gruppi tematici da portare al Forum e in seguito ai propri luoghi d´origine. La presentazione è stata seguito da un dibattito molto interessante e partecipato, che ha arricchito di ulteriori intuizioni e proposte il lavoro già molto buono fatto nei gruppi.

Presentazione delle proposte

Presentazione delle proposte

Infatti, i sei gruppi di discussione tematica (pace e riconciliazione, diritti umani, impegno politico, fede e futuro delle culture amazzoniche, problemi ambientali, religioni-chiese-movimenti) hanno elaborato varie idee. Tutti rilevano l´importanza del lavoro in rete, ma dato che ormai le reti non mancano, si tratta di razionalizzare il lavoro per non creare doppioni e riuscire ad informare il maggiore numero possibile di persone. Per fare questo servono persone competenti nel campo dell’informazione in modo che non rimanga nascosto tra le pagine di internet o in pubblicazioni non lette. Riteniamo importante far circolare soprattutto le esperienze di successo e le iniziative riuscite in modo che possano essere di modello in altre parti del mondo.

Avvertiamo il bisogno di farci sentire a livello di politiche pubbliche: molti problemi si possono migliorare con leggi e delibere appropriate. Ma per farle approvare chiedere non è sufficiente, servono gruppi di pressioni civile e sociale, servono esperti di diritto che li aiutino a proporre normative di qualità. Nell’immediato chiediamo di fermare la deforestazione dell’Amazzonia, proseguendo l’esperienza del pacchetto di misure a tutto campo (repressive, tecnologiche, fiscali…) che ha iniziato a dare buoni risultati, e di fermare anche il passaggio dei rifiuti dai paesi ricchi a quelli poveri. Allo stesso tempo siamo ben coscienti che non possiamo pretendere decisioni ad alti livelli se nel nostro quotidiano non cambiamo lo stile di vita: come possiamo chiedere la gestione intelligente dei rifiuti se non organizziamo la nostra raccolta differenziata? Come possiamo pretendere che non si taglino gli alberi se il nostro stile di vita troppo alto rende necessario lo sfruttamento ambientale?

La formazione va modificata in difesa dell’ambiente, dai più piccoli ai più grandi e in ogni parte del mondo.

Un momento del dibattito

Un momento del dibattito

Anche la formazione dei religiosi e dei seminaristi deve essere reimpostata in tal senso. Va aumentata la collaborazione e interazione tra le università e la ricca tradizione indigena. In fondo  si sogna la creazione di una nuova università di studi amazzonici, con persone specializzate in ogni settore: qui si formeranno esperti di bio-economia, bio-chimica, bio-agricoltura e di tutte le altre specialità legate alla tutela dell’ambiente. Queste nuove forme di sapere devono però superare un certo elitismo culturale: chi riflette sui temi ha bisogno di dati che provengono dalla base e chi lavora nel campo ha bisogno della riflessione di chi fa ricerca in modo da aprire i propri orizzonti. In questa prospettiva va potenziato il lavoro dell’equipe itinerante, con un nuovo approccio che parta dalle necessità degli indigeni, con un occhio di riguardo a donne e giovani.

Come chiesa riteniamo necessario coltivare una spiritualità legata alla terra, all’acqua, all’ambiente, che illumini il nostro lavoro e la nostra riflessione. Bisogna inoltre iniziare a parlare di pastorale ambientale, da non considerarsi un catechismo a parte, ma una pastorale integrata con quelle già esistenti. Intrigante l’idea di proporre all’organizzazione generale del FSM la promozione di un Forum tematico su religione-giustizia-trasformazione sociale, a cui partecipino esponenti di ogni religione e credo: la pace nel mondo non può prescindere dal dialogo interreligioso.