di Giuseppe Riggio SJ
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Il Foro Sociale Mondiale di Belém era stato annunciato come quello in cui la partecipazione delle popolazioni indigene sarebbe stata la più alta rispetto alle edizioni precedenti. Ed in effetti le previsioni sono state confermate e la loro presenza è ben visibile nel territorio del Foro, in modo particolare nell’Università Federale Rurale dell’Amazzonia (UFRA) dove si trova il campo del CIMI (Consiglio Indigenista Missionario) che ospita circa 2.000 persone di diverse popolazioni indigene. Il Foro si è perciò tradotto in un’occasione speciale di incontro e scambio per persone appartenenti a diverse popolazioni indigene.
In questo contesto vanno sicuramente ricordati i due incontri che hanno avuto luogo in questi giorni tra la delegazione di SAPI (South Asian Peoples’ Initiative), composta da 29 membri appartenenti a popolazioni indigene indiane (Tribali, Dalit e Adivasi), e le popolazioni indigene dell’Amazzonia. Questo contatto, reso possibile grazie all’aiuto e coinvolgimento dei membri dell’Equipe itinerante, ha costituito qualcosa di veramente significativo per entrambe le parti, che, al di là delle distanze geografiche e delle differenze culturali, hanno scoperto di avere molto in comune dato che devono condividere le medesime difficoltà e confrontarsi con le stesse sfide. Il tema della terra, del rispetto dell’ambiente, dello sviluppo sostenibile si sono rivelati comuni, così come comuni sono le risposte proposte e le vie suggerite.
Parlando con alcuni membri della delegazione SAPI ho potuto cogliere quanto importante sia stato per loro questo incontro. La calorosa accoglienza, il cibo offerto in segno di profonda amicizia, l’essere chiamati parentes (membri della famiglia in portoghese), i doni ricevuti, le danze tradizionali ballate in loro onore … sono state per loro attestazioni significative della comunanza di origini tra i popoli indigeni che supera tutte le barriere. In questo senso è stato davvero toccante vedere le donne indiane e quelle amazzoniche dialogare silenziosamente con gesti e sguardi.
Questo incontro tra gli indiani del gruppo SAPI e gli indigeni dell’Amazzonia non è stato certo pubblicizzato come quello dei cinque Presidente dell’America Latina, ma di certo nella vita di chi l’ha vissuto ha segnato un qualcosa di importante: una nuova consapevolezza della propria identità e dei confini del proprio mondo.








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